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CAUSE DI SERVIZIO

ITER BUROCRATICO INFINITO PER IL RICONOSCIMENTO DELLE MALATTIE SUBITE QUALI CAUSA DEL SERVIZIO.

SOLO GLI “UFFICIALI” HANNO UNA CORSIA PREFERENZIALE.

ITER BUROCRATICO INFINITO PER IL RICONOSCIMENTO DELLE MALATTIE SUBITE QUALI CAUSA DEL SERVIZIO.

SOLO GLI “UFFICIALI” HANNO UNA CORSIA PREFERENZIALE.

IL RESTANTE DEL PERSONALE DEVE ASPETTARE SE VA BENE ALMENO 10 ANNI DALLA PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA PER VEDERSI POI RIGETTARE SISTEMATICAMENTE LA DOMANDA DALLA CMO COMPETENTE E DAL COMITATO DI VERIFICA DI ROMA, PER CUI SONO COSTRETTI A FARE RICORSO AL TAR PER VEDERSI RICONOSCIUTO UN SACROSANTO DIRITTO.

I COMANDI GENERALI SI DISINTERESSANO DELLA QUESTIONE E PENSANO SOLO AI PROPRI “AFFARI”.

I RAPPRESENTANTI DEL GOVERNO INVECE DI STRINGERE SISTEMATICAMENTE LE MANI AI GENERALI, PER DIMOSTRARE IN APPARENZA LA “VICINANZA” AL COMPARTO SICUREZZA E DIFESA, SI PORTINO NELLE PERIFERIE DEL PAESE E DIALOGHINO CON I CARABINIERI DI “STRADA” LA VERA ARMA DEI CARABINIERI.

IL SINDACATO CARABINIERI UNAC, STA VALUTANDO UNA CLASS ACTION PER RISARCIMENTO DANNI, DI TUTTI I CARABINIERI E MILITARI IN ATTESA DA ANNI DELLA AGOGNATA VISITA MEDICA PER IL RICONOSCIMENTO DELLA CAUSA DI SERVIZIO.

IL RICORSO SARA’ NOTIFICATO ALLA “FUNZIONE PUBBLICA” DEL GOVERNO DEDITA A SANZIONARE LE “RESPONSABILITA’” DI TUTTI I DIPENDENTI PUBBLICI E QUINDI ANCHE DI QUELLI ADDETTI ALLE CMO E COMITATO DI VERIFICA DI ROMA.

Causa di servizio, pratiche ferme da anni: carabinieri ostaggio dei ritardi delle CMO e del Comitato di Verifica.

Attese infinite per una visita che dovrebbe arrivare in 30 giorni

Sette anni per una convocazione. In alcuni casi, pratiche ferme dal 2016 per una valutazione sanitaria che, sulla carta, dovrebbe seguire tempi ben più rapidi. È il paradosso che riguarda diversi carabinieri in attesa di essere chiamati davanti alle Commissioni Mediche Ospedaliere per l’esame delle infermità riconducibili a causa di servizio e attendere poi il responso finale del Comitato di verifica che da 20 anni a questa parte è sempre “negativo” per il personale non dirigente ma “sempre positivo” per la categoria degli ufficiali.

Una vicenda che non può essere archiviata come semplice lentezza burocratica. Perché dietro ogni fascicolo bloccato ci sono persone, patologie, lesioni, percorsi professionali segnati dal servizio e diritti che restano sospesi in un limbo amministrativo.

Quando una pratica rimane ferma per anni, il ritardo non è più un incidente di percorso: diventa un problema strutturale, con conseguenze dirette sulla dignità del personale.

Il caso esplode dal territorio: pratiche bloccate e diritti sospesi

Il dato più allarmante riguarda le pratiche con decorrenza risalente anche al 2016. Una tempistica che rende evidente la distanza tra le previsioni normative e la realtà vissuta dal personale.

Il peso concreto dei ritardi: benefici congelati e tutele rinviate

Il ritardo nella convocazione davanti alla Commissione Medica Ospedaliera non produce soltanto disagio. Produce effetti concreti.

Per il personale interessato significa rimanere per anni senza una definizione chiara della propria posizione. Restano così bloccati o rinviati benefici e spettanze collegati alla causa di servizio, tra cui equo indennizzo, profili previdenziali e possibili tutele fiscali.

Si tratta di diritti che non possono essere trattati come un accessorio amministrativo. Sono strumenti di tutela previsti per chi, nello svolgimento del servizio, ha riportato infermità o lesioni.

Quando il riconoscimento effettivo arriva se arriva, con anni di ritardo, il sistema finisce per svuotare di significato la protezione che dovrebbe garantire. E il prezzo di questa paralisi lo paga chi ha già pagato, spesso sulla propria salute, il peso del servizio.

Il paradosso delle convocazioni dopo il congedo

Tra gli aspetti più delicati c’è anche il caso dei carabinieri convocati quando sono ormai già in quiescenza.

Una circostanza che rende ancora più evidente la distorsione del meccanismo. La visita arriva quando il militare ha già lasciato il servizio attivo, con il rischio di vanificare la funzione stessa della tutela nel momento in cui sarebbe stata più utile.

Il risultato è un cortocircuito amministrativo: chi ha servito lo Stato attende per anni una risposta dallo Stato, spesso senza poter accedere tempestivamente ai benefici previsti.

Non è soltanto una questione di tempi. È una questione di rispetto istituzionale.

La legge parla chiaro: visita entro 30 giorni

Il nodo normativo è altrettanto rilevante. Il D.P.R. 461/2001 prevede che la Commissione Medica Ospedaliera proceda alla visita entro 30 giorni dalla ricezione degli atti.

A fronte di questo termine, attese di anni appaiono difficilmente compatibili con i principi di efficienza, trasparenza e buon andamento della Pubblica Amministrazione, richiamati dall’articolo 97 della Costituzione e dalla Legge 241/1990.

Le eventuali difficoltà organizzative legate alla chiusura o all’accorpamento delle ex Commissioni Mediche di Verifica non possono trasformarsi in un costo scaricato sul personale.

Chi indossa una divisa non può restare prigioniero di passaggi amministrativi che si trascinano oltre ogni limite ragionevole.

La richiesta ai vertici: come per la sanità pubblica, serve un intervento strutturale.

Il Governo e le Regioni stanno mettendo in atto un piano straordinario per ridurre le attese di visite mediche nelle strutture pubbliche, che si faccia altrettanto per le strutture militari.

La linea indicata è chiara: non bastano risposte generiche, servono misure operative, tempi certi e responsabilità definite.

Solo una fotografia reale delle pratiche ferme può consentire di capire dove intervenire, con quali priorità e con quali strumenti.

Priorità alle pratiche più vecchie e più personale medico

Serve  un piano straordinario di smaltimento, con priorità assoluta per le pratiche aventi decorrenza antecedente al 2021.

L’obiettivo è partire dai casi più risalenti, evitando che fascicoli già datati continuino a rimanere sommersi da nuovi arretrati.

Altro punto centrale riguarda il potenziamento degli organici, con personale medico dedicato alle valutazioni, e la digitalizzazione dei flussi documentali.

Due interventi considerati indispensabili per ridurre rallentamenti, passaggi intermedi e ritardi nella gestione degli atti.

La digitalizzazione, in particolare, non può essere solo uno slogan. In procedimenti che incidono sulla salute, sui diritti economici e sulla posizione giuridica del personale, la tracciabilità dei documenti e la rapidità delle comunicazioni diventano elementi essenziali di tutela.

Organismi medici alternativi per sbloccare le valutazioni

Tra le soluzioni possibili compare anche il ricorso a organismi medici alternativi, previsto dall’articolo 9 del D.P.R. 461/2001.

Si tratta di una strada da valutare per alleggerire il carico delle Commissioni Mediche Ospedaliere e consentire la definizione delle pratiche rimaste ferme.

Una misura che, se applicata in modo organizzato, potrebbe contribuire a ridurre gli arretrati e garantire risposte più rapide al personale interessato.

Il punto, però, resta politico e amministrativo prima ancora che tecnico: occorre decidere di affrontare il problema come una priorità, non come una pratica ordinaria da lasciare scorrere nei tempi della burocrazia.

Riguarda il riconoscimento di ciò che è accaduto durante il servizio, la possibilità di accedere ai benefici previsti e il diritto a non restare per anni sospesi in una procedura senza fine.

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